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Sabato 03 Dicembre 2011 12:30 |
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Scritto da La Redazione
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Sabato 03 Dicembre 2011 12:42 |
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AFRAGOLA, INAUGURATA UFFICIALMENTE LA NUOVA STAGIONE ARTISTICA DELLA ANYLAB COMPANY CON IL PRIMO EVENTO "RENDEZ VOUS" AD APRIRE LE DANZE, L'8 DICEMBRE 2011 VA IN SCENA “LA LUZ PRODIGIOSA", UN GRAN GALA' CON CENA SPETTACOLO E DEFILE' IN UNA LOCATION DAI TONI ELEGANTI, SOBRI E RAFFINATI COME VILLA SANTA CHIARA; UNA SERATA ALL'INSEGNA DEL GLAMOUR, CURATA IN OGNI SUO MINIMO DETTAGLIO GRAZIE ALLA PROFESSIONALITA' DELLA DIRETTRICE STESSA ANTONELLA PELLICCIA E DEL SUO STAFF, CHE DEL LAVORO DI SQUADRA NE FANNO PIETRA MILIARE DEL SUCCESSO. "HO INVESTITO TUTTA ME STESSA IN UN PROGETTO FORSE PIU' GRANDE DI ME -AFFERMA LA DIRETTRICE- MA CI HO CREDUTO FIN DAL PRIMO ISTANTE, ANCHE GRAZIE AL SOSTEGNO DI TUTTI I MIEI COLLABORATORI, PARENTI, AMICI E OVVIAMENTE DI TUTTI I MIEI SPLENDIDI MODELLI CHE, TRA UNA PROVA GENERALE E UNA LEZIONE DI PORTAMENTO FISSATA ALL'ULTIMO SECONDO, NON HANNO MAI SMESSO DI DONARMI IL LORO CALORE. COLGO,IN PARTICOLARE L'OCCASIONE PER RINGRAZIARE I TESTIMONIALS MARIO FICO E LUNA DAMIANI CHE, RAPPRESENTANDO IL NOME ANY LAB COMPANY PER L'INTERO ANNO, SI SONO FATTI PORTAVOCE DELLE NOSTRE DIFFICOLTA', DELLE NOSTRE GIOIE, DELLE NOSTRE ESITAZIONI."UN EVENTO DUNQUE RICCO DI COLPI DI SCENA QUELLO DELLA LUZ PRODIGIOSA CHE DI PRODIGIOSO NON HA SOLO IL NOME MA ANCHE I CONTENUTI; DALLE TELECAMERE DI MOVIDA LOCA EVENTS, CHE CURA LA RIPRESA TELEVISA DELLA SERATA (IN ONDA DAL 11 DICEMBRE SU TELECAPRI EVENTS A PARTIRE DALLE 14), AD OSPITI DALLA PERSONALITA' POLIEDRICA COME IL CRITICO DI MODA ARMANDO SANCHEZ, A PARTNERS COMMERCIALI NOTORI NELL'HINTERLAND NAPOLETANO CHE CON LA LORO PROFESSIONALITA' ED ESPERIENZA NEL SETTORE, HANNO SOSTENUTO IL PROGETTO GIA' SUL NASCERE, FIDUCIOSI IN UN LAVORO INNOVATIVO E DI TENDENZA COME QUELLO PROPOSTO DA ANTONELLA PELLICCIA. TRA I PRINCIPALI PARTNERS COMMERCIALI AFRAGOLESI DA CITARE OTTICA AURIEMMA (DI DOMENICO AURIEMMA), PETRAZZUOLO PARRUCHIERI ,CHE MUNITI DI PETTINE E FORBICI HANNO MESSO A SERVIZIO DEI MODELLI IL LORO TALENTO, E PETRINI FOTOGRAFI CHE CON I SUOI SCATTI HA SAPUTO IMMORTALARE OGNI SINGOLO MOMENTO DEI PREPARATIVI ANTECEDENTI ALLA SERATA. UN RINGRAZIAMENTO PARTICOLARE A COSTANTINO MODA UOMO-DONNA (CESA) E BRIO ABBIGLIAMENTO 0-16 (GRICIGNANO D'AVERSA), CHE HANNO SAPUTO VESTIRE NEL MODO PIU’ COOL I MODELLI DELLA ANY LAB COMPANY, DAI PIU GRANDI AI PIU' PICCOLI, PROPONENDO NON SOLO MARCHI DI GRANDE QUALITA' MA CONTRIBUENDO ANCHE A DARE SEMPRE PIU' VOCE AL NOME “ANYLAB COMPANY” OLTRE I CONFINI AFRAGOLESI. MOTORE D'AVVIO DELL'INTERA SERATA, LORO, I BEN 25 MODELLI, TRA RAGAZZI E RAGAZZE, DI CUI PUO' BEN VANTARSI LA NEOASSOCIAZIONE; RAGAZZI MOTIVATI, CON TANTI SOGNI NEL CASSETTO, PRONTI A METTERSI IN GIOCO E A CONFRONTARSI CON UNA REALTA' APPARENTEMENTE ASTRATTA COME QUELLA DELLA MODA MA CHE A PICCOLI PASSI STANNO CERCANDO DI CONCRETIZZARE. "SONO RAGAZZI AFRAGOLESI E NON -SOTTOLINEA LA DIRETTRICE- TRA I 18 E I 19 ANNI,CHE DINANZI A TUTTO HANNO POSTO, IN PRIMIS, LA LORO GRANDE PASSIONE PER IL MONDO DELLO SPETTACOLO. ALCUNI DI LORO SONO STUDENTI UNIVERSITARI, ALTRI OPERAI, ALTRI ANCORA CALCIATORI, INSOMMA CE NE SONO PER TUTTI E PER TUTTI I GUSTI PROPRIO IN DIMOSTRAZIONE CHE DINANZI ALLA REALIZZAZIONE DI UN SOGNO L'UNICA CARTA VINCENTE E' LA VOLONTA". INNUMEREVOLI, DUNQUE, GLI IMPEGNI PER QUESTI RAGAZZI ,SIA NEL POST SERATA CHE NELLO SVOLGIMENTO DELLA STESSA: SERVIZI FOTOGRAFICI, CAMPAGNE PUBBLICITARIE PROVE TECNICHE, INTERVISTE, MA LA LORO DETERMINAZIONE E' TALE DA NON FERMARLI, NONOSTANTE GLI IMPEGNI DI CIASCUNO NELLA VITA PRIVATA. "AFRAGOLA VANTA UN TERRENO RICCO DI TRADIZIONI ARTISTICHE - SOSTENGONO I TESTIMONIALS M.FICO E L.DAMIANI- E NOI DELLA ANYLAB COMPANY NON VOGLIAMO ESSERE DA MENO. IL NOSTRO OBIETTIVO E' QUELLO DI FARE ARTE E SENSIBILIZZARE TUTTI I GIOVANI COME NOI A SOSTENERE PROGETTI DI CULTURA E SPESSORE". LA ANY LAB COMPANY VIAGGIA DUNQUE AD ALTE FREQUENZE E CHISSA' COSA CI RISERVERA' PER IL SUO PROSSIMO EVENTO CHE A QUANTO PARE GIA' E' IN PROGETTAZIONE. NON CI RESTA CHE ASPETTARE AUGURANDO AD ANTONELLA E IL SUO STAFF IL NOSTRO PIU' GRANDE IN BOCCA AL LUPO,"TEMPUS OMNIA MEDETUR".
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Scritto da REDAZIONE 12PAGINE
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Sabato 03 Dicembre 2011 12:30 |
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Scritto da Sundra Sorrentino
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Domenica 06 Novembre 2011 17:21 |
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Biblioteca comunale di Afragola: Pasquale Scimeca presenta i SUOI “Malavoglia”
Il mare, le onde, la barca, i pescatori… Probabilmente è rimasto solo questo del Romanzo di Giovanni Verga. Perché il film di Pasquale Scimeca ha l’aria di un documentario sulla Sicilia attuale, più che di una trasposizione cinematografica de “I Malavoglia”. Del capolavoro verghiano restano i personaggi e le ambientazioni, null’altro. Forse, molto più che nelle tematiche, Verga diventa modello da seguire nella tecnica, nel suo essere fuori dalla realtà che descrive, eppure così vicino, tanto vicino dal fondersi con essa e quasi non esistere più. Narratore inesistente, presente ovunque…nella voce dei personaggi, nei loro stessi pensieri e atteggiamenti. Verga ci da un'istantanea del "vero", limitandosi, da buon osservatore, a ritrarne ogni aspetto, senza per questo "inquinare" il racconto con riflessioni e commenti, che andrebbero solo a minarne l'oggettività. Esattamente quello che fa il regista... Guardando "I Malavolgia" si ha l'impressione che la telecamera sia stata posta nei luoghi dove le scene non sembrano girate, ma vissute davvero. E così, in 90 minuti, si affrontano temi di scottante contemporaneità: lo sbarco dei clandestini sulle coste siciliane, la mafia, l'amore, la povertà, la perdita. Temi forti, senza tempo...Che ci ricordano che niente è cambiato, ma è cambiato tutto. Di seguito, alcune delle domande rivolte al regista P. Scimeca, durante l'incontro tenutosi presso la Biblioteca comunale di Afragola. Perché il titolo “I Malavoglia”, se nel film la storia originaria non è soltanto letta in chiave moderna, ma stravolta quasi del tutto? -Verga è un grande Maestro per me, la sua adesione alla realtà mi ha influenzato parecchio. L’ho utilizzato come modello per scoprire analogie tra ieri e oggi. E’ ovvio che parliamo di due contesti completamente differenti, in cui però possono essere evidenziati punti d’incontro. I “Malavoglia” esistono ed esisteranno sempre, chiaramente le condizioni di vita sono cambiate, ma la povertà, sostanzialmente, è rimasta immutata.
Appare molto più vicino a Verga, invece, nella tecnica che utilizza… Tutto è molto reale, dalle situazioni, ai personaggi, al loro linguaggio ordinario, quotidiano… -La tecnica di Verga è facilmente adattabile alla regia, il regista è nascosto, e deve intervenire il meno possibile nel racconto. Tutto deve svolgersi in maniera spontanea, genuina, vera. E’ questo il succo del “verismo”, e anche quello del film, che però ha anche la funzione di denuncia. Nella scena iniziale, ad esempio, lo sbarco dei clandestini è un video girato realmente in quella situazione. Il realismo ci è stato inoltre dato anche dai mezzi utilizzati, non ipertecnologici, ma più “domestici”
Ho notato inoltre che vi sono pochi dialoghi…Ha cercato di enfatizzare il potere delle immagini, più che quello delle parole? -La bellezza di un film è proprio questa, le immagini, meglio di qualunque cosa, hanno una forte carica comunicativa. Più di qualsiasi parola, discorso o dialogo, le immagini entrano nella mente, sono in grado di suscitare reazioni in pochissimo tempo. Mi piace l’idea che le immagini possano avere un impatto sul pubblico, soprattutto quello giovane.
Il film tratta molte tematiche, una di queste è probabilmente il rapporto tradizione-innovazione. I proverbi, espressione della saggezza tipica delle persone di una certa età, vengono trasformati in musica e remixati dal giovane ‘Ntoni, creando un contrasto divertente tra vecchia e nuova generazione. -E’ esattamente così. Quello che il film vuole mostrare è che cambiano le forme, ma i contenuti rimangono identici, o quasi. I valori, la saggezza, non subiscono modifiche da parte del tempo. Padron ‘Ntoni, con le sue perle di saggezza ha influenzato l’intera famiglia, persino il giovanissimo ‘Ntoni. La sua aspirazione a diventare dj è emblematica della modernità, ma il suo ricorso ai proverbi, ascoltati in ambito familiare per anni, rappresentano il ritorno alle radici, che non potranno mai essere cancellate. Oggi il rapporto tra le generazioni è cambiato, non esiste quasi più. La solitudine a cui assistiamo, giorno per giorno, è dovuta probabilmente all’assenza di dialogo, e alla mancanza di una famiglia compatta e numerosa, caratteristica invece dei tempi in cui viveva Verga.
E’ stato detto, durante il dibattito, che lei fa un passo avanti rispetto a Verga, perché sostituisce alla sua visione statica del reale, uno slancio ottimistico nella conclusione. Vuol dire che Verga è un passo indietro? -Secondo me anche in Verga ci sono slanci ottimistici, è possibile riscontrarli, ad esempio, nel finale del romanzo, in cui, pur non essendoci più la famiglia protagonista, la famosa casa viene riacquistata. Cos’è quello se non il simbolo di un nuovo inizio? Verga si adatta ai suoi tempi, la sua visione è quella conforme alla sua epoca. La mia conclusione è diversa da quella del romanzo perché credo fortemente nella speranza in un futuro migliore. I giovani Malavoglia alla fine, sono pronti, dopo le numerose sventure a realizzare i loro sogni.
Infine, qual è, a suo giudizio, il ruolo del cinema oggi? -Il cinema, soprattutto quello impegnato nel sociale, può e deve dare un contributo di denuncia delle ingiustizie sociali. Il cinema ha una responsabilità civile, morale. Deve quindi essere in grado di evitare l’imbarbarimento delle coscienze, al quale sembra stiamo andando incontro.
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Scritto da Stefania Salomone
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Domenica 06 Novembre 2011 17:05 |
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C’è qualcosa su cui pochi si interrogano. Al di là dei Bound, degli spread, e di qualsivoglia diavoleria economica che ormai rientra nell’immaginario collettivo, con più o meno cognizione di causa. Il mondo e le persone è come se fossero codificate, a mò di grafico di andamento di una borsa, a cui ci si riferisce con la freddezza con cui ci si riferisce ad un numero. Ma cosa c’è dietro quei numeri? Non è che questa propensione al calcolo minuzioso, ci sta facendo dimenticare il dramma che si cela dietro ogni indice percentuale? Il tasso di suicidi e tentativi di suicidio, ad esempio, è aumentato in maniera vertiginosa, già se si considera solamente l’arco di tempo dal 2008 al 2009. Casualità?.....C’è poco da illudersi! In totale si registra uno sconcertante aumento dei tassi di suicidio del 5,6 dal 2008 al 2009, passando da 2828 unità a ben 2986. In particolare, il tasso di suicidi tra i disoccupati cresce di addirittura del 37,3%,passando dai 260 del 2008 a ben 357 persone senza occupazione che hanno deciso di abbandonare questo mondo nel 2009.Sono dati davanti ai quali non ci si può porre con superficialità, o non prendere in considerazione, sono dati che chi fa delle scelte politiche dovrebbe sempre tenere presenti. Uno dei grandi padri fondatori della disciplina sociologica, Emile Durkheim, intese il suicidio come “un fatto sociale che può essere spiegato solo da altri fatti sociali” ,arrivando a sintetizzare questo fenomeno attraverso 4 tipologie. Quello più indicativo del nostro tempo è sicuramente il suicidio anomico, ovvero quello dovuto da una carenza di regolazione sociale; in un periodo di rapido cambiamento o instabilità sociale, che distrugge l’equilibrio tra la condizione dell’individuo e le sue aspirazioni. Le aspirazioni,sì,quelle che verbalmente potrebbero tradursi nella più candida manifestazione come la risposta di un bambino al quesito “cosa vuoi fare da grande?” e che ormai siamo abituati, diventati adulti, a riproporre con un disperato condizionale. Il senso di impotenza, ahimè, pervade chiunque guardi attentamente in quale società viviamo e, soprattutto chiunque ne paga il prezzo sulla propria pelle. Il solito “andrà tutto bene” non può più rappresentare un valido palliativo all’increscioso scenario che fa da background alle nostre vite, che più che un dono, sembrano una condanna. Troppo presi dagli affanni, siamo una pluralità di solitudini che si sfiorano e si attraversano, senza il minimo contatto. Siamo tutti in balia di un mare in piena tempesta, ove ognuno deve salvarsi la pelle e i pesci grandi mangiano quelli piccoli, ma soprattutto non si riesce ad avere un minimo barlume di approdo.
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Scritto da La Redazione
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Sabato 22 Ottobre 2011 15:12 |
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Si chiamerà “Aperitivo Democratico 2.0” il nuovo appuntamento con il quale i Giovani Democratici di Afragola si aprono al confronto con i cittadini. Ogni Domenica alle 18.00 presso la sede del Partito Democratico locale, avrà luogo una serie di incontri durante i quali i membri dell’ organizzazione giovanile proporranno agli intervenuti tutti gli approfondimenti sui fatti più rilevanti che stanno condizionando l’ attuale situazione sociale italiana ed internazionale. Il primo appuntamento, che si terrà Domenica 23 Ottobre, ha già il suo argomento: si parlerà delle forme di protesta messe in atto dall’ ormai famosa categoria degli “Indignati”, con un occhio a cosa chiedono e sui motivi che hanno spinto un’ intera generazione ad indignarsi contro l’attuale classe politica. “Approfondire i temi di più stringente attualità e decifrarli è il primo atto per fare politica a qualsiasi livello” – dichiara il Responsabile della gestione dell’ evento Francesco Zanfardino – “la nostra generazione non può permettersi il lusso di arrivare impreparata agli appuntamenti che la storia del nostro Paese ci riserverà in un futuro non tanto lontano. È arrivato il momento di tornare ad essere protagonisti, e l’unico modo per farlo è attraverso un continuo investimento su noi stessi e sulla nostra formazione: gli Aperitivi Democratici contribuiscono proprio a questo.” Il format dell’ evento sarà proprio come quello proposto nella scorsa edizione: prima un’ introduzione all’argomento con la proiezione di materiale audiovisivo e poi un dibattito aperto tra tutti gli intervenuti accompagnato da un rinfresco offerto proprio dai Giovani Democratici di Afragola utile a conciliare tutti i partecipanti fino alla fine della discussione. Vi invitiamo a visitare il nostro sito www.gdafragola.org e a seguirci su Facebook per rimanere aggiornati sugli argomenti che verranno selezionati settimana dopo settimana. Vi aspettiamo ogni Domenica alle 18.00 presso la sede del Partito Democratico di Afragola sita in via M.R. Imbriani n° 24.
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Scritto da REDAZIONE 12PAGINE
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Sabato 03 Dicembre 2011 12:30 |
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Scritto da Gianluca Credendino
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Domenica 06 Novembre 2011 17:26 |
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Siamo alle solite, veramente la rabbia scoppia da tutti i pori. Sono nervoso, ho vergogna di quest’ Italia. Me ne voglio andare dall’Italia perché ogni manifestazione importante finisce così. Me ne voglio andare dall’Italia perché solo in Italia ogni manifestazione finisce così. Me ne voglio andare dall’Italia perché mi sono scocciato che la voce dei ragazzi non venga ascoltata. Me ne voglio andare dall’Italia perché è vergognoso. Me ne voglio andare dall’Italia perché anche io ho una rabbia repressa che potrebbe tramutarsi in violenza. Me ne voglio andare dall’Italia perché si parla solo dei Black Bloc. Me ne voglio andare dall’Italia perché è possibile, come forse al G8 di Genova, che i Black Bloc siano i poliziotti. Me ne voglio andare dall’Italia perché arrivo a pensare che i Black Bloc siano poliziotti. Me ne voglio andare dall’Italia perché tutti i politici ora parlano dei teppisti da reprimere. Me ne voglio andare dall’Italia perché, usando dati loro, non riesco a capire come solo qualche centinaio di persone, nonostante il maestoso e belligerante dispiegamento delle forze dell’ordine, abbiano potuto rivoltare una tale manifestazione. Me ne voglio andare dall’Italia perché Alemanno riesce solo a dire: “A Roma il peggio d’Europa”. Me ne voglio andare dall’Italia perché tutti i manifestanti, che hanno una rabbia interna, sono “comunisti”, meri facinorosi. Me ne voglio andare dall’Italia perché i politici non riescono a capire che si deve pensare aldilà degli avvenimenti successi. Me ne voglio andare dall’Italia perché i politici non riescono a capire che tutto quello che succede, violento o pacifico, è conseguenza delle loro decisioni. Me ne voglio andare dall’Italia perché molte volte le loro decisioni provocano rabbia, tanta rabbia. Me ne voglio andare dall’Italia perché questa rabbia nei meno “intellettuali” e più “rivoluzionari” si tramuta in violenza, ma non per questo si deve biasimare la rabbia accumulata. Me ne voglio andare dall’Italia perché di questa rabbia che colpisce tutti non se ne parla, si parla solo della violenza successiva. Me ne voglio andare dall’Italia perché ora i politici, quelli che fanno più innervosire, faranno la carità e riusciranno solo a prendere la difesa dei pacifici. Me ne voglio andare dall’Italia perché i politici non riescono ad arrivare agli ideali che hanno scaturito tutto ciò, alla causa prima, e si fermano alla violenza. Me ne voglio andare dall’Italia perché del 15 ottobre si ricorderanno solo i Black Bloc. Me ne voglio andare dall’Italia perché un dispiegamento tanto forte delle forze dell’ordine incute agitazione e nervosismo. Me ne voglio andare dall’Italia perché non si ricordano eventi positivi, non si ricorda che alla manifestazione del 7 Ottobre a Napoli il sindaco De Magistris non ha risposto con una repressione, ma scendendo in piazza a confrontarsi. Me ne voglio andare dall’Italia perché non è con la repressione che si risolvono i problemi. Me ne voglio andare dall’Italia perché nessuno si guarda indietro, studiando la storia, e si rende conto che i maggiori cambiamenti che studiamo sono accompagnati da rivoluzioni anche violente e moti di ribellione. Me ne voglio andare dall’Italia perché nessuno in questi momenti ricorda che il 14 Luglio 1789 la Presa della Bastiglia provocò diversi morti. Me ne voglio andare dall’Italia perché nessuno chiama quei rivoltosi facinorosi solo perché probabilmente si appoggia la loro causa, abolire la monarchia ed instaurare la repubblica. Me ne voglio andare dall’Italia perché ora direte che la mia è un’istigazione alla violenza.
Rimango perché voglio che nessuno più se ne voglia andare.
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Scritto da Armando Fico
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Domenica 06 Novembre 2011 17:13 |
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“Scusate il ritardo…” Rubrica di ironia e critica politica a cura di Armando Fico
Non vi sarà di certo sfuggito, ma l’evento mediatico della settimana è stata la morte di Marco Simoncelli. Appena ventiquattrenne, questo giovane pilota italiano di ottime speranze si è spento dopo un incidente pauroso sul circuito che gli consegnò il titolo di campione del mondo della classe 250 cc. poco più di due anni fa. Che si sia trattato di fatalità è innegabile e manifesto, ma ci siamo davvero chiesti il perché di un così forte attaccamento dimostrato dagli italiani nei confronti del nostro amato pilota? Si è detto che è la solita vita che fa il suo imprevedibile corso ad impressionare le coscienze, o forse è il senso di compassione verso un giovane morto facendo ciò che più lo soddisfaceva nella vita. Invece no, la questione è molto più delicata. La morte rende le vite mitiche, si sa, ma per Marco c’è addirittura qualcosa in più. Nella tragedia di Sepang ha trovato la fine non solo una vita ed una carriera, ma anche la potenzialità (che si stava attualizzando) di diventare il migliore nella propria specialità, nel cammino che si è scelto di seguire con passione e sacrifici. Ecco il motivo della vicinanza di molti giovani al dramma di Simoncelli: l’ imprevedibile che ti priva di un futuro quasi certo, speranze svanite di colpo di fronte alla casualità hanno finito con l’alimentare ulteriormente quel senso di instabilità che accompagna le già precarie aspettative di molti giovani italiani. La paura del futuro, l’incertezza del domani, la precarietà della vita stessa sublimano in poche immagini televisive e si riversano senza pietà sulla rete e sui social network, da anni valvola di sfogo delle più recenti generazioni. Torniamo in superficie, però. Avere paura è legittimo ed insindacabile (non averne sarebbe quanto meno da pazzi) ma la paura non può essere il motore immobile della nostra esistenza. Si deve tornare a sperare, o almeno non demotivarsi dinanzi a tali difficoltà per trovare la forza di investire su se stessi, di tornare ad avere il coraggio di credere in se stessi e nelle proprie capacità. In fondo, questa è pur sempre l’ unica strada che ci rimane da percorrere.
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Scritto da Redazione 12 Pagine
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Domenica 23 Ottobre 2011 23:08 |
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Scritto da Francesco Zanfardino - zanfardinofrancesco@hotmail.it
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Domenica 16 Ottobre 2011 18:15 |
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